Alla scoperta delle fonti di Osimo.

K2_MerAMUTCE_AMRUTC0C+00000+0000
K2_MerAMUTCE_AMRUTC0C+00000+0000_AM33+0000

 

 

Questo lavoro tratta una tipologia di spazi che si stanno diffondendo sempre di più all’interno delle nostre città; dei luoghi instabili, facilmente soggetti a cambiamento perché sono il risultato, spesso, delle dinamiche di trasformazione della città.
Spazi simboli di un’esigenza sociale che sta andando persa, che spesso non si sa come interpretarli o riconoscerli e che hanno perso il senso di appartenenza ad una comunità e categoria.

Lo scopo è di contribuire alla riscoperta e alla riqualificazione delle fonti d’acqua e degli spazi a loro attigui della città di Osimo (An), permettendogli di diventare dei luoghi iconici della città .

Partendo dallo studio della città di Osimo e delle sue risorse storico-architettoniche sono arrivata ad una elaborata analisi dei manufatti e della loro storia col fine di inserirli in un circuito di turismo locale: difatti un intervento di riqualificazione di questi luoghi offrirebbe la possibilità di soddisfare un bacino di potenziali utenti, alla ricerca di cultura, ma anche di percorsi nella natura.

Si è ritenuto interessante proporre questo argomento perché nonostante queste fonti non svolgano più la loro funzione rivestono un grande valore sociale facendo rivivere il passato e aiutando a promuovere e valorizzare delle aree importanti della storia e del territorio osimano.

Per affrontare il progetto di riqualificazione che interessi tutte le fonti della città di Osimo, è necessario non separare l’identità storica del centro cittadino con quella delle zone più periferiche, ma attuare una visione strategica più ampia che sia in grado di restituire un’idea di città e di generare processi virtuosi ad una scala più ampia: difatti la città di Osimo è riconducibile al modello della “città diffusa” cresciuto col passare degli anni attorno ad un centro storico che da sempre ne è stato il fulcro.

Nonostante la sua importanza nel periodo della dominazione romana, la sua evoluzione è avvenuta principalmente nel dopoguerra, grazie ad un veloce sviluppo della popolazione e all’urbanizzazione tipica di quegli anni, dell’abitato originario rimangono poche tracce a causa dei processi di sostituzione edilizia, mentre nella maglia urbana al di fuori delle mura storiche si trovano costruzioni di più moderna origine che si presentano, per l’appunto, in maniera diffusa secondo piccole aggregazioni.

La mia visione considera queste fonti come elementi puntuali d’interesse, che possono entrare a far parte di un sistema turistico, collegati tra di loro grazie ad una rete di percorsi ciclo-pedonali per tutti e degli itinerari da percorrere in auto (scelti per essere i più brevi ma anche i più interessanti). 

Gli elementi della mobilità e dell’accessibilità sono stati rivisti ed integrati per lavorare in modo sinergico con gli spazi pubblici e con le funzioni presenti e programmate nell’area di intervento così da garantire un sistema di flussi pedonali, ciclabili e veicolari che favoriscano la presenza di persone e la vivibilità dei luoghi.

Sono stati studiati percorsi in auto, in bici e a piedi in modo da favorire la connessione di tutte le fonti.

Al momento le fonti risultano essere degli spazi pubblici abbandonati e si è quindi cercato, attraverso le proposte progettuali, di donare a questi manufatti un’immagine più chiara, non solo attraverso una serie di scelte architettoniche, ma anche con un intervento che sottolinei e ridefinisca la loro storia e ne migliori l’accessibilità (ora molto precaria) coinvolgendo anche gli spazi perimetrali nel disegno dello spazio pubblico.

Inoltre, la riqualificazione di questi spazi favorisce la sensibilizzazione su argomenti come natura e ambiente e sull’importanza delle risorse naturali di un territorio.

In questo sistema gli arredi diventano gli elementi unificatori degli spazi: un sistema che si sviluppa su un territorio abbastanza vasto necessita di alcuni oggetti che, oltre alle loro funzioni principali, assumano il ruolo di “segnalatori di posizione”.

Il verde urbano assume una molteplicità di funzioni e valori a seconda delle caratteristiche botaniche (colori, odori ma anche insetti e allergie), dell’utilizzo (funzionale alle infrastrutture, ricreativo o didattico,..) e di altri fattori ambientali, storici, sociali e culturali che affondano nel territorio le proprie radici.

•    valore ecologico-ambientale: il verde, anche all’in- terno delle aree urbane, costituisce un fondamentale elemento di presenza ecologica ed ambientale che va a contribuire, in modo sostanziale, alla mitigazione degli effetti di degrado e degli impatti prodotti dalla presenza delle edificazioni e delle attività dell’uomo oltre a tutelare la biodiversità. 


•    valore sanitario: il benessere ambientale determina benefici sanitari generalizzati soprattutto in relazione all’abbattimento degli inquinanti; sono specifici in relazione ad utenze particolari quali anziani, pazienti psichiatrici e degenti in convalescenza. D’altro canto, i principali problemi derivano dalla sempre maggior sensibilizzazione delle persone ai pollini che creano aerosol tossici soprattutto se abbinati agli agenti inquinanti; 


•    valore socio-sanitario: le aree verdi svolgono un’importante funzione psicologica ed umorale per le persone che ne fruiscono, contribuendo al benessere psicologico ed all’equilibrio mentale;

•    valore sociale e ricreativo: la presenza di parchi, giardini, viali e piazze alberate, o comunque dotate di arredo verde, consente di soddisfare un’importante esigenza ricreativa e sociale e di fornire un fondamentale servizio alla collettività, rendendo più vivibile e a dimensione di uomini e famiglie una città. 


•    valore culturale e didattico: la presenza del verde costituisce un elemento di grande importanza dal punto di vista culturale, sia per favorire la conoscenza della botanica e, più in generale, delle scienze naturali e del territorio presso i cittadini, sia per dare un certo rilievo alla funzione didattica rivolta a giovani e bambini. 


•   valore estetico-architettonico: assolutamente rilevante se si considera il fatto che la      
           presenza del verde migliora decisamente il paesaggio urbano e rende più gradevole la
           permanenza in città.

Diventa, quindi, fondamentale favorire un’integrazione fra elementi architettonici e verde nell’ambito della progettazione dell’arredo urbano. 

Alla luce di quanto sopra, si può affermare che il progetto verde non deve essere inteso in senso “passivo”, cioè come ornamento di decoro cittadino o semplice arredo funzionale, poiché ne svaluterebbe notevolmente le potenzialità.

Si dovrebbe, invece, intendere il verde sempre in senso “attivo”, cercando di volta in volta tra le esigenze e le risorse offerte; un verde da “mangiare”, da “odorare”, da “capire”, da “coltivare”, da “pensare”, non solo da “guardare”.

Per quanto riguarda l’innesto di nuove specie, contrariamente alla direzione presa precedentemente che voleva la ripetizione di tre specie per ogni fonte, per creare dei segnali visibili a chi di passaggio sono state scelte varie specie sulla base del loro periodo storico.

Le specie utilizzate sono tutte rose appartenenti a tre grandi sottogruppi: rose botaniche, rose antiche e rose moderne.

•    Alle rose botaniche appartengono tutte quelle piante 
che si trovano spontaneamente in natura; di questa categorie sono state scelte la Rosa canina L., la Rosa sempervirens L. e la Rosa gallica officinalis e queste specie sono state assegnate a tutte quelle fonti di cui si ha traccia dall’antichità fino al Medioevo (1400 circa). 


•    Nelle fonti successive al 1400, o per quelle di cui si ha notizia scritta solamente a partire da quel periodo, sono state scelte le 5 specie di Rose antiche (Rosa ‘Alba Maxima’, Rosa x centifolia, Rosa ‘Duchesse de Portland’ e Rosa damascena ‘Quatre Saison Con- tinue’) una per ogni secolo. 


•    Per le fonti più recenti, principalmente i lavatoi costruiti sotto il Regno d’Italia, sono state scelte ed utilizzate le Rose Moderne (Rosa Kathleen, Rosa Nur Mahal, Rosa Mmme Ernest Piard, Rosa ‘Colibrì’) scegliendo esemplari dai colori classici, ma molto ricchi in fatto di fioritura e con differenti dimensioni, per esaltare questi manufatti che, a prima vista, possono sembrare quelli meno interessanti. 


A compendio del progetto, è prevista un’infrastruttura informatica multimediale che costituirà una rete pubbli- ca Wi-Fi per l’accesso a internet.
Negli spazi più qualificati, quali le aree di sosta e di relax, vengono predisposti sistemi WLAN per l’utilizzo della rete internet senza fili mediante il posizionamento di apposite antenne di trasmissione che non costituisco- no nè inquinamento visivo né inquinamento elettroma- gnetico nocivo, come anche emerso dagli studi dell’Or- ganizzazione Mondiale della Sanità (Enviromental Health Criteria – 2007).

 

 

Email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
3.00 out of 5 based on 2 ratings